VIA AD MORTEM "Requiem I: Through the Path, Over the Ruins" (Recensione)


Full-length, Northern Darkness Records 
(2026)

Il black metal, quando rinuncia agli stereotipi e torna a essere ricerca spirituale prima ancora che musicale, riesce ancora a sorprendere. È il caso dei veronesi Via Ad Mortem, che con il debutto "Requiem I: Through the Path, Over the Ruins" propongono un'opera intensa e stratificata, lontana dall'aggressione fine a sé stessa e molto più interessata a evocare stati d'animo, simbolismi e percorsi interiori. Il concept ruota attorno alla morte intesa non come semplice evento biologico, ma come trasformazione, passaggio e catarsi, intrecciando riferimenti alla gnosi, all'esoterismo, al Bardo tibetano e alla Santa Muerte in un viaggio coerente e mai banale.

Dal punto di vista musicale, il trio evita di rifugiarsi nella velocità estrema, preferendo un black metal atmosferico costruito su riff malinconici, trame melodiche e continui cambi di intensità. Le influenze della scena europea sono evidenti, ma vengono filtrate attraverso una personalità già ben definita. La produzione di Mattia Nidini conserva quella necessaria ruvidità che il genere richiede, riuscendo però a mantenere leggibili tutti gli strumenti e valorizzando le frequenti aperture melodiche.

L'introduzione "The First Steps Towards the Unknown" apre le porte a un percorso rituale che trova in "Through the Path…" e soprattutto "Worshipper of Death" due episodi di grande impatto, nei quali le chitarre alternano riff gelidi a passaggi più contemplativi senza perdere tensione. "Muchita, Night in Lima" amplia ulteriormente l'orizzonte narrativo grazie ai richiami alla devozione per la Santa Muerte, mentre "Into the Bardo" rappresenta probabilmente il vertice compositivo del disco: oltre sette minuti in cui atmosfera, dinamiche e melodia convivono con sorprendente equilibrio.

Molto riuscita anche "Voragine di Luce", che dimostra come la band sappia utilizzare la lingua italiana senza spezzare il flusso emotivo dell'album, mentre "…Over the Ruins" e "Rib for a Rib" riportano il disco su coordinate più oscure e aggressive. La conclusiva "The Grace of Gnosis" chiude il cerchio con un brano intenso, quasi meditativo, lasciando nell'ascoltatore quella sensazione di malinconia e sospensione che accompagna l'intero lavoro.

L'aspetto più convincente di "Requiem I: Through the Path, Over the Ruins" è proprio la sua capacità di costruire un'atmosfera costante. Non cerca il singolo memorabile né il riff destinato a diventare iconico; preferisce funzionare come un'unica esperienza immersiva, nella quale ogni composizione rappresenta un tassello indispensabile del mosaico complessivo. È una scelta coraggiosa che richiede ascolti ripetuti, ma che viene ripagata da una notevole profondità emotiva.

Qualche passaggio centrale avrebbe forse beneficiato di una maggiore varietà ritmica e di melodie ancora più incisive, ma per un album d'esordio la maturità compositiva è evidente. I Via Ad Mortem dimostrano di possedere una visione artistica chiara, evitando qualsiasi compromesso commerciale e costruendo un'identità che affonda le radici nel black metal più evocativo e spirituale.

Con "Requiem I: Through the Path, Over the Ruins", i Via Ad Mortem firmano un debutto convincente, ricco di atmosfera e contenuti, capace di parlare agli appassionati del black metal più introspettivo senza rinunciare a una forte personalità. Un primo capitolo che lascia intuire un percorso artistico dalle prospettive decisamente interessanti.

By Redazione

Tracklist:
1. The First Steps Towards the Unknown
2. Through the Path…
3. Worshipper of Death
4. Muchita – Night in Lima
5. Into the Bardo
6. Voragine di luce
7. …over the Ruins
8. Rib for a Rib
9. The Grace of Gnosis

Line-up:
Gibil – Drums
Hiems Silens – Guitars, Bass
Santamuertero Sinister – Vocals, Keyboards

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