Full-length, Nadir Music
(2026)
I Darkhold ci riprovano col secondo colpo, e stavolta il biglietto dice "Centuries of Purgatory". Niente più fiabe dark e fantasie alla "Tales From Hell": qui si cambia registro e si scende nella roba sporca, quella della testa e della vita vera. L’idea è buona, di quelle che negli anni d’oro del thrash ti avrebbero fatto alzare il sopracciglio al banco del negozio di dischi. Il punto è: il disco corre, ma non sempre morde come dovrebbe.
Siamo sempre lì, Bay Area nel sangue, riff serrati, ritmiche che picchiano dritte, ma rispetto al debutto qualcosa si è spostato. Meno spontaneità da sala prove incazzata, più costruzione ragionata. E questo, nel thrash, è sempre un’arma a doppio taglio. Quando funziona, tipo in "Ghost Shadows", la band gira bene: cambio di marcia, tensione che sale, e il pezzo tiene. Quando invece si appoggia troppo sul già sentito, tipo "Jangled Nerves" o "The Slithering", si sente che il motore è buono ma la strada è quella già fatta mille volte.
Il disco prova a fare il “maturo”, e ogni tanto ci riesce davvero. "The Hunger Cave" è il momento più pesante e centrato del lotto: rallenta, schiaccia, e finalmente si respira quella sensazione di minaccia che nel thrash moderno spesso manca. Lì i Darkhold dimostrano che quando smettono di correre per forza e si mettono a costruire, possono dire la loro. Peccato che non lo facciano sempre. La voce di Claudio Facheris fa il suo lavoro, niente da dire: graffia, spinge, tiene insieme il tutto come si deve. Però rispetto al concept del disco, che vorrebbe essere più cupo e psicologico rispetto al passato, manca quel salto in più di interpretazione. È tutto corretto, ma poco pericoloso.
La verità è che "Centuries of Purgatory" sta a metà del guado. Da una parte c’è la voglia di crescere rispetto a "Tales From Hell", di lasciare il fantasy e sporcarsi le mani con roba più reale e pesante. Dall’altra però la band resta spesso agganciata a schemi thrash già sentiti mille volte, quelli che ti fanno muovere la testa ma non ti restano addosso dopo.
Non è un disco da buttare, sia chiaro. La produzione dei Nadir Music Studios lo tiene bello solido, i suoni sono grossi al punto giusto, e qualche momento buono c’è. Ma manca ancora quella scintilla che separa una buona thrash band da una che ti ricordi davvero quando spegni lo stereo. I Darkhold sono sulla strada giusta, ma per ora stanno ancora scaldando il motore. Il salto vero deve ancora arrivare.
Tracklist:
1. Ghost Shadows
2. Roots Of Arrogance
3. The Slithering
4. Jangled Nerves
5. Indolence Delight
6. All Mine
7. The Hunger Cave
8. Lost In Lust
9. Fade Haze Away
Line-up:
Giuseppe Celeste – Bass
Jacopo Casadio – Drums
Eros Mozzi – Guitars
Giovanni Casagrande – Guitars
Claudio Facheris – Vocals
Links:
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